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LETTERE

che la propria miseria non basta à farmi savia, che maledetta sia la mia memoria, che di voi contra mia voglia vuol ricordarsi, maledetto sia questo mio cuore, che indurato nella sofferenza dei dolori, non curando il suo danno pur vuol amarvi: ond’io dubbito, che l’amor, ch’io vi porto sopraviverà alla mia vita. Tengo (misera) appresso di me le vostre lettere, nelle menzogne delle quali veggo scolpita l’imagine della vostra macchiata fede, e bench’io le conosca mentitrici, tuttavia le tengo care, e non posso odiarle, di maniera, ch’io temo, che le lettere di cui son formate sieno tanti caratteri d’incantatrici, magie. S’io havessi cuor à ciò bastante doverei o arderle, o non leggerle, o lor non credere. Ma io e non le ardo, e le leggo, e quel ch’è peggio lor credo, perche l’innamorata anima mia piena d’una traditrice rimembranza, ed una vana speranza, comanda ch’io mi torni in memoria le vostre calde promesse, e ch’io senz’altro attenda il vostro desiato ritorno, e vuol quasi à viva forza indur gli occhi miei à veder quel che non veggono, cioè il vostro bel volto, ò ricordo importuno, perche tanto m’incendi? ò lettere messaggiere d’uno spirito inhumano perche siete insieme congiurate à miei mali? dovrei pur accorgermi, che la penna non và diversa dalla lingua del mio Signore, e ch’egli e parlando, e scrivendo mente, per farmi al Mondo miserabil essempio di doglia. O Cielo che tante volte sei stato invocato per testimonio de’ suoi falsi giuramenti, perche non vendichi e te, e me in un tempo medesimo? deh, se non vuoi punir la


sua