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LETTERE

(bench’io nol meriti) alcun guiderdone, accioche l’aspro dolore non mi porga crudel occasione di rinuntiar ad una disperata morte, la tormentata mia vita.


Della pudicitia della donna.


D

OPO l’essersi offerta à gli occhi miei la vostra lettera, hò senz’altro compreso (s’ella però non è scritta con fintione, come per lo più sogliono far gli amanti) che voi colpa d’Amore siete molto più aggravato dal peso de’ martiri, di quello, ch’ad huom prudente conviensi, poiche, se ben considerate, non è dovere, che tanto il vostro cuor s’avanzi in un’amore, ch’è in tutto, e per tutto nemico della mia honestà. A me sarebbe impossibile sodisfar al vostro desiderio, senza pregiuditio della mia fama, ilche mi sarebbe con ragione più della morte acerbo, perche sol vive reputo quelle donne, delle quali è salva la pudicitia; per viver dunque eternamente al dispetto dell’istessa Morte, bisogna usar ogni arte, ogni ingegno, & ogni forza, per non sommergersi nel periglioso Mare de gli indegni, vani, e lascivi pensieri d’Amore, sotto la tirannia di cui tante infelici piangono le loro sventure. Se la figlia di Leda non havesse aperto il seno à questo infernal Mostro, Ilio sarebbe anche in piedi, & ella di fama infame, non havrebbe occupate le carte. Se la Regina di Cartagine (per seguir ciò che di lei scri-


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