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XX

Era la canzona del valente Carpione a tal termine prodotta, quando un leggiero zefiretto incominciò a spirare dal placido ponente, che scosse un poco le mobili foglie degli ulivi, e spinse incontro al lido le scherzanti onde del lago già già crespo nella somma sua superficie. Il romore tenue bastò, onde il mio poeta non più lungamente potesse raccogliere la sottile armonia; perchè a confessare il vero i pesci hanno d’ordinario la voce esile assai e fioca. Egli sgridò indarno il venticello importuno, che seguì a susurrare, e quella fu la prima volta forse, che zefiro si udì riprendere da un poeta; quando i poeti sogliono invocarlo, e carezzarlo nelle loro descrizioni.