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Pagina:Lettera pastorale per la Quaresima 1912 (Signori).djvu/7

 
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deve ogni onore ed ogni gloria in cielo e in terra dagli Angeli e dagli uomini, egli è certo che il pensiero delle infinite sue perfezioni ci toglie ogni speranza di pur tentare il cammino verso quella inarrivabile sublimità. Ma questo Figlio di Dio è disceso dal Cielo... e si è fatto uomo; il Verbo eterno si è fatto carne ed abitò in noi, e colla umanità assunta ipostaticamente nella divina Persona ha coperto gli splendori della divinità, ed ha formato come uno specchio, che riverbera con raggi assai più miti le perfezioni divine. Di guisa chè queste senza nulla perdere del loro carattere divino si sono umanizzate in Gesù Cristo; e rendute così pure accessibili all’uomo possono stampargli nell’anima le celesti sembianze di Colui, che volle chiamarsi il Figlio dell’uomo perchè l’uomo, ricopiando in se le divine perfezioni, divenisse figlio di Dio, e così potesse raggiungere quella sommità di perfezione dell’Eterno Padre a cui deve tendere secondo il consiglio: Estote ergo vos perfecti sicut et Pater vester coelestis perfectus est. (S. Math. cap. V. v. 48).

Gesù Cristo meditato nella sua vita di Uomo-Dio si presenta a noi come un tesoro di luce, di purezza, di virtù, di bellezza, di soavità con le più splendide attrattive che si possono mai ideare da intelligenza creata. Ogni parola, ogni atto, ogni passo della sua vita privata o pnbblica è un miracolo, un insegnamento, un esempio; o meglio in ogni istante della sua esistenza Egli si presenta a noi come sia tutte queste cose insieme, che ci obbligano a seguirLo, non saprei se più per sentimento di ammirazione o per forza di amore. Osservate. Egli comparisce fra gli uomini e il mondo anche nella stagione più cruda ed agghiacciata si commuove al canto degli Angeli e manda i pastori a fare adorazione al presepio; e il cielo ancorchè oscuro e nebuloso si rischiara alla stella che invita i Magi ad u-