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Pagina:Lettera pastorale per la Quaresima 1912 (Signori).djvu/6

 
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credenti, fratelli, santi, fedeli; e presso i pagani si appellavano anche Nazzareni o Galilei perchè Gesù Cristo era di Nazzaret di Galilea. In seguito vennero chiamati semplicemente cristiani. Io sono cristiano, rispondevano francamente ai persecutori della novella religione i martiri, per indicare che erano seguaci di Cristo, protestando in tal modo di essere disposti a difendere la loro fede colla morte stessa. Noi poi fino dai più teneri anni, studiando il catechismo, abbiamo appreso che questo gloriosissimo nome vuol dire appunto seguace di Gesù Cristo.

Seguire quindi Gesù Cristo, mantenerci a Lui fedeli, stringerci sempre più a Lui con indissolubile nodo, affinchè sotto la sua divina protezione, progredendo di virtù in virtù, cresciamo e ci trasformiamo in Lui, fino a raggiungere quella perfezione che metta le membra del corpo mistico in degna corrispondenza di strettissima unione col loro divin Capo Cristo Gesù, alla immagine del Quale, secondo l’espressione di S. Paolo, è necessario che noi siamo conformi; tendere a questa divina conformità, operare continuamente per conseguirla, ecco il fine di noi cristiani, ecco il dovere che abbiamo assunto per mezzo del santo Battesimo. Siete figli di Cristo, esclama S. Paolo, siatene adunque seguaci imitatori. Estote ergo imitatores Dei sicut filii carissimi, (Eph. cap. V, v. 1). Da questa imitazione e sequela dipende ogni nostro bene temporale ed eterno; nè per noi è possibile trovare un modello più degno da ricopiare od onore più alto da conseguire.

Se noi, o VV. FF. e FF. DD., consideriamo Gesù Cristo come Verbo di Dio, splendore della sua gloria e figura della sua sostanza, che le cose tutte sostiene con la sua possente virtù e siede alla destra della Maestà Divina; se leviamo il nostro sguardo a Lui, Sapienza eterna del Padre e Re immortale dei secoli, a cui si