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canto settimo 185

16
     l’altra, che quei che dell’umana mente
l’arcana essenza a ricercar procede,
la question delle bestie interamente
lasciar da banda per lo piú si vede,
quasi aliena alla sua, con impudente
dissimulazione e mala fede,
e conchiuder la sua per modo tale
ch’all’altra assurdo sia, nulla gli cale.
17
     Ma lasciam gli altri a cui per dritto senso
i topi anche moderni io pongo avanti.
A Dedalo torniamo ed all’intenso
desio che il mosse a ricercar per quanti
climi ha la terra e l’oceáno immenso,
come fêr poscia i cavalieri erranti
delle amate lor donne, in qual dimora
le bestie morte fosser vive ancora.
18
     Trovollo alfin veracemente, e molte
vide con gli occhi propri alme di bruti
ignude, io dico da quei corpi sciolte
che quassú per velami aveano avuti,
se bene in quelli ancor pareano involte;
come, non saprei dir, ma chi veduti
spiriti ed alme ignude ha di presenza,
sa che sempre di corpi hanno apparenza.
19
     Dunque menarlo all’immortal soggiorno
de’ topi estinti offerse al peregrino
Dedalo, acciò che consultarli intorno
a Topaia potesse ed al destino:
perché sappiam che, chiusi gli occhi al giorno,
diventa ogni mortal quasi indovino,
e, qual che fosse pria, dotto e prudente
si rende sí che avanza ogni vivente.