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152 ii - paralipomeni della batracomiomachia

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     Nel superbo castel fûro introdotti,
dove l’insegna lor piantata e sciolta,
poser mano a votar paiuoli e botti,
e sperâr pace i topi un’altra volta.
Lieti i giorni tornâr, liete le notti,
ch’ambo sovente illuminar con molta
spesa fece il comun per l’allegria
dell’acquistata nova monarchia.
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     Ma quel che piú rileva, a far lo Stato
prospero quanto piú far si potesse
del popolo in comune e del privato,
fama è che cordialmente il re si desse.
Il qual subito poi che ritornato
fu Leccafondi, consiglier lo elesse,
ministro dell’interno, e principale
strumento dell’impero in generale.
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     Questi a rimòver l’ombra ed all’aumento
di civiltá rivolse ogni sua cura,
sapendo che con altro fondamento
prosperitá di regni in piè non dura,
e che, civile e saggia, il suo contento
la plebe stessa ed il suo ben procura
meglio d’ogni altro, né favor né dono
fuor ch’esser franca l’è mestier dal trono.
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     E bramò che sapesse il popol tutto
leggere e computar per disciplina,
stimando ciò, cred’io, maggior costrutto
che non d’Enrico quarto la gallina.
Quindi nella cittá fe’ da per tutto
tante scòle ordinar, che la mattina
piazze, portici e vie per molti dí
non d’altro risonar che d’«a, bi, ci».