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canto quarto 145

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     Perché ingiusto e crudel sarebbe stato,
né per modo nessun conveniente,
che all’infelicitá predestinato,
non per suo vizio o colpa, anzi innocente,
per ordin primo e natural suo fato,
fosse un numero tal d’umana gente,
quanta nascer convenne e che morisse
prima che a civiltá si pervenisse.
9
     Resta che il viver zotico e ferino
corruzion si creda e non natura,
e che ingiuria facendo al suo destino
caggia quivi il mortal da grande altura.
Dico dal civil grado, ove il divino
senno avea di locarlo avuto cura:
perché se al ciel non vogliam fare oltraggio,
civile ei nasce, e poi divien selvaggio.
10
     Questa conclusion che, ancor che bella,
parravvi alquanto inusitata e strana,
non d’altronde provien se non da quella
forma di ragionar diretta e sana
ch’«a priori» in iscola ancor s’appella,
appo cui ciascun’altra oggi par vana,
la qual per certo alcun principio pone,
e tutto l’altro a quel piega e compone.
11
     Per certo si suppon che intenta sia
natura sempre al ben degli animali,
e che gli ami di cor, come la pia
chioccia fa del pulcin che ha sotto l’ali;
e vedendosi al tutto acerba e ria
la vita esser che al bosco hanno i mortali,
per forza si conchiude in buon latino,
che la cittá fu pria del cittadino.