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116 ii . paralipomeni della batracomiomachia

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     Pur dagli amici in parte, e dalle stesse
proprie avvertenze a poco a poco indotto,
anche al romanzo storico concesse
albergar coi giornali, e che per otto
volumi o dieci camminar potesse;
e infin, come dimóstro è da quel dotto
scrittor che sopra in testimonio invoco,
alla tedesca poesia die’ loco.
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     La qual d’antichitá supera alquanto
le semitiche varie e la sanscríta,
e parve al conte aver per proprio vanto
sola il buon gusto ricondurre in vita,
contro il fallace oraziano canto,
a studio, per uscir dalla via trita,
dando tonni al poder, montoni al mare;
gran fatica, e di menti al mondo rare.
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     D’arti tedesche ancor fu innamorato,
e chiamavate a sé con gran mercede:
perché, giusta l’autor sopra citato,
non eran gli obelischi ancora in piede,
né piramide il capo avea levato,
quando l’arti in Germania avean lor sede,
ove il senso del bello esser piú fino
veggiam che fu nel Greco o nel Latino.
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     La biblioteca ch’ebbe era guernita
di libri di bellissima sembianza,
legati a foggia varia, e sí squisita,
con oro, nastri ed ogni circostanza,
ch’a saldar della veste la partita
quattro corpi non erano abbastanza.
Ed era ben ragion, che in quella parte
stava l’utilitá, non nelle carte.