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guerra dei topi e delle rane 95

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     Piantossi infra la calca, e la cagione
di sua venuta espose in questi accenti:
— Uditori, l’eccelsa nazione
de’ topi splendissimi e potenti
nunzio di guerra a le ranocchie invia,
e le disfida per la bocca mia.
11
     Rubabríciole han visto coi lor occhi
giacer sul lago, ove l’ha tratto a morte
Gonfiagote il re vostro. Or de’ ranocchi
quale ha piú saldo cor, braccio piú forte,
armisi e venga a battagliar con noi. —
Disse, si volse e ritornò tra’ suoi.
12
     Qui ne’ ranocchi un murmure si desta,
un garbuglio, un romor. Questo si dòle
di Gonfiagote e trema per la testa,
quello a la sfida acconsentir non vuole.
Ma de la molestissima novella
per consolargli il re cosí favella:
13
     — Zitto, ranocchie mie, non piú romori:
io, come tutti voi, sono innocente.
Non date fede ai topi mentitori:
so ben che certo sorcio impertinente,
navigar presumendo al vostro modo,
altro gli riuscí ch’andar nel brodo.
14
     Né per questo il vid’io quando annegossi,
non ch’i’ sia la cagion de la sua morte.
Ma di color ch’a nocerci son mossi
non è la schiatta nostra assai piú forte?
Corriamo a l’armi; e di suo cieco ardire
vi so dir che ’l nemico hassi a pentire.