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E questo è quello universal consenso
     Che in testimon della futura vita
     Con eloquenza e con sapere immenso
     Da dottori gravissimi si cita,
     D’ogni popol più rozzo e più milenso,
     D’ogni mente infingarda e inerudita:
     Il non poter nell’orba fantasia
     La morte immaginar che cosa sia.

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Son laggiù nel profondo immense file
     Di seggi ove non può lima o scarpello;
     Seggono i morti in ciaschedun sedile
     Con le mani appoggiate a un bastoncello,
     Confusi insiem l’ignobile e il gentile
     Come di mano in man gli ebbe l’avello
     Poi ch’una fila è piena, immantinente
     Da più novi occupata è la seguente.

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Nessun guarda il vicino o gli fa motto.
     Se visto avete mai qualche pittura
     Di quelle usate farsi innanzi a Giotto,
     O statua antica in qualche sepoltura
     Gotica, come dice il volgo indotto,
     Di quelle che a mirar fanno paura,
     Con le facce allungate e sonnolenti
     E l’altre membra pendule e cadenti,