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E anche questo pensiero, quantunque in forma compendiata a mo’ di appunto, era già nello Zibaldone fin dal 23 luglio 1820:

Noi supponiamo sempre negli altri una grande e straordinaria penetrazione per rilevare i nostri pregi, veri o immaginari che sieno, e profondità di riflessione per considerarli, quando anche ricusiamo di riconoscere in loro queste qualità rispetto a qualunque altra cosa.

E poiché il numero di questi riscontri è tale che pochi si possono dire i luoghi dell’Ottonieri di cui non si trovi la prima prova nei Pensieri degli anni anteriori, non sarà da dire che nel ’24 l’autore abbia dato soltanto la forma definitiva a questa operetta, facendone, come ad altri è sembrato, un centone di sue osservazioni di tre e quattro anni prima?

Né la domanda vale pel solo Ottonieri. Anche del Parini è stato notato che la sostanza è già nei Pensieri scritti tra il ’20 e il ’231. Caratteristico questo luogo del cap. IX, dove l’autore fa dire al Parini:

Come le città piccole mancano per lo più di mezzi e di sussidi onde altri venga all’eccellenza nelle lettere e nelle dottrine; e come tutto il raro e il pregevole concorre e si aduna nelle città grandi; perciò le piccole... sogliono tenere tanto basso conto, non solo della dottrina e della sapienza, ma della stessa fama che alcuno si ha procacciata con questi mezzi, che l’una e l’altre in quei luoghi non sono pur materia d’invidia. E se per caso qualche persona riguardevole o anche straordinaria d’ingegno e di studi, si trova abitare in luogo piccolo, l’esservi al tutto unica, non tanto non le accresce pregio, ma le nuoce in modo, che spesse volte, quando anche famosa al di fuori, ella è, nella consuetudine di quegli uomini, la più negletta e oscura persona del luogo... E tanto egli è lungi da potere essere onorato in simili luoghi, che bene spesso egli vi è riputato maggiore che non è in fatti, né perciò tenuto in alcuna stima. Al tempo che, giovanetto, io mi riduceva talvolta nel mio piccolo Bosisio; conosciutosi per la terra ch’io soleva attendere agli studi, e mi esercitava alcun poco nello scrivere; i terrazzani mi riputavano poeta, filosofo, fisico, matematico, medico, legista, teologo, e perito

  1. V. tra gli altri B. Zumbini, Studi sul L., Firenze, Barbèra, 1902-4, II, 42; e Losacco, in Giorn. stor. letter. ital., XXXIV, 208.