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ANNO 181!) - LETTERE 1S1-183 250

meglio sono i suoi versi. Vi sono obbligatissimo che abbiate si cortesemente scritto al mio buon Pallastrelli. Se Trissino ha ricevute le vostre canzoni, non dubitate che gli siano carissime, e vi risponda con molti ringraziamenti. E de’ pochissimi gran nobili d’Italia che abbiano il mio amore. Gii lo vedrò presto, e saprò com’è la cosa. Circa la lirica sono al tutto nella vostra sentenza: salvo che stimo poco il Testi; e non credo che mai avesse potuto fare gran cosa. Mi persuadete che fu mio errore biasimare «fra le piagge» e ogni altra simil frase. Ma che volete: non s’impara mai bene la lingua, che è sempre infinita. Non so qual difetto possa trovare nella vostra prosa il Perticari; se non fosse un piccolissimo che pare a me di sentirvi ed è tale appunto che non può accorgersene l’autore: cioè chr non sia abbastanza sciolta e fluida.i Del resto ha tutte (secondo me) le buone qualità. Ed avrà facilmente anche questa fra breve, con un poco d’esercizio. Datemi, vi prego, cenno a Milano d'aver avuto questa mia. Mille affettuosi rispetti al papà e alla mamma, e saluti a quell’angioletto di Paolina. Voi e Carlo abbraccio mille volte con tutto l’animo, e voglio che sempre vogliate bene a chi vi ama tanto tanto. Addio addio. Anche il contino Calciati, aureo giovane, ha ricevuto le canzoni, e mi ha mostrato la vostra lettera. Vi ringrazierà egli stesso: ma io intanto vi ringrazio e vi abbraccio con tutto il cuore.

183. Di Giannantonio Roverella.2 Di Cesena li 31 Marzo 1819.

Pregiatissimo Sig.re Conte. Debbo prima d’ogni altra cosa chiederle perdono se tardi rispondo alla pregiatissima sua lettera del 22 cadente mese,3 e significarle (onde non meritare taccia di negligente e mal creato) che qua giunse mentre erami recato a Ravenna, e soltanto ieri al mio ritorno l’ho trovata assieme alle due Canzoni, delle quali V. S. ha voluto farmi spontaneo dono. Più gradito certamente essere non mi poteva e per i franchi italiani concetti in quelle espressi con versi nobilissimi, e per aver in V. S. per essi conosciuto un felice coltivatore di si bell’arte ed uno di que’ pochissimi, cui non vano nome è la nostra comune Patria, miserissima per nequizia de’ tempi e per viltade di tanti ingannati e ingannatori. Le ne rondo sincere grazie; e altrettante no renderò al mio amicissimo Pietro Giordani, cui debbo il favore della conoscenza di V. S. e delle poesie, delle quali mi è stato cortese.4 La prego, scrivendo essendosi esso Giordani recato a visitalo l’Arici, questi, che era a pranzo, come uomo di grossa pasta e di semplicità un po’ materiale, non si alzò pur da sedere, e seguitò a portarsi il cibo alla bocca rispondendo con monosillabi all’amico; il quale, veduta in ciò una volontaria offesa, si guastò con lui (Vedi P. Ridella, Leopardi e Giordani, Soc. editr. internaz., 1928; e vedi lettere precedenti 89, 93 paragrafo 4°, 169 e noto relative). 1 II difetto, qui notato dal Giordani della soverchia elaboratezza dello stile, anzi che nella lingua come pare avesse rilevato if Perticari, è vero; e G. non tardò a riconoscerlo ai punto da rimpastare tutta la dedicatoria. 2 Dall’autografo, nella Nazionale di Napoli. 3 Manca; ma si può immaginarne il contenuto da quelle al Pallastrelli e al Calciati, di pari data e per lo stesso oggetto. 1 II Giordani aveva segnalato a G. il nome del conte cesenate G. A. Poverella, suo stretto amico (come amico era allo Strocehi al quale aveva dedi.