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DISSERTAZIONI METAFISICHE


che siffatti simulacri abbiano gli stessi affetti, e le stesse passioni, che le bestie sperimentano; e posto ancora, che ad un artefice impossibil non fosse il fare, che estrinsecamente apparissero in un automa alcuni segni o di dolore, o di piacere; o di allegrezza, o di mestizia ciò non proverebbe in alcun modo, che i bruti non fossero, che semplici statue poiché l’imitare una cosa non potrà mai dimostrare, che dessa sia eguale a ciò, che l’imita. Ed infatti se da un meccanico si costruisse una pianta, la quale nel corso di alcuni mesi, come negli alberi tuttogiorno vediamo, giungesse per mezzo dell’interno lavoro a produrre de’ frutti forse creder si dovrebbe, che in tal modo si producano i medesimi ne’ vegetabili? No certamente, e se si possono in qualche simulacro imitare le azioni dei bruti data la parità concludo, che da ciò non può dedursi in modo alcuno, che le bestie operino come tali automi. Le similitudini poi dell’erba nomata sensitiva, e della vite altro non sono in realtà che semplici poetiche immagini, e non già Filosofiche dimostrazioni poiché se l’erba sensitiva si move, e sfugge d’esser tocca e se la vite s’arrampa a ciò, che a lei si presenta nè in questa nè in quella appariscono gl’istessi affetti, le stesse passioni i medesimi sentimenti che appariscono nei bruti e perciò in verun modo non può da questo dimostrarsi, che le bestie non sieno, che semplici automi. In quanto poi a quella obbjezione, che far sogliono i Cartesiani intorno ad un lombrico il quale diviso in più parti torna in tutte queste parti a rivivere, nulla evvi in ciò, che tanto sia difficile a ribattersi come suppongono i Cartesiani, a ciò bastando le parole di un illustre moderno autore, il quale così si esprime «Se mi venisse richiesto in qual modo allorché si taglia in molte parti un lombrico terrestre ciascheduna di queste parti possano formare un corpo vivente, io risponderei, che essendosi il Supre-