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DISSERTAZIONI MORALI alquanto c’interteniamo ad esaminare alcune qualità, che sem- bran partecipare della sua natura. Di questo numero sono la benevolenza, l’amore, la concordia, la beneficenza, la gratitudi¬ ne, e l’amor di se stesso. Da ciò, che fmaddora abbiam detto, bastantemente può conoscersi la natura della benevolenza, la quale in ciò differisce dall’amore che essa non può esser diretta, che a cose sensibili, laddove l’amore può aver per oggetto, e le sensibili, e le insensibili. Ci asterremo dunque dal parlar più al¬ lungo di queste due qualità. La concordia, di cui parla Aristote¬ le altro non è che un consentimento di volontà, e questa sebbe¬ ne sia necessaria all’amicizia, nondimeno non è sufficiente a formarla mentre due nemici possono unirsi a voler le stesse co¬ se rimanendo tuttavìa inimici, il che è evidente. La |78j benefi¬ cenza altresì, la quale non è, che una consuetudine di far bene¬ fici ad altrui può aver luogo ancor tra nemici, potendo alcuno per grandezza d’animo beneficare il proprio inimico, e perciò appunto la gratitudine differisce dall’amicizia per cagione, che avendo alcuno ricevuto beneficj dal proprio nemico può esser¬ gli grato, e nondimeno rimanergli inimico. Per ciò, che spetta poi l’amor di se stesso, può dirsi, che luogo alcuno non siavi nella moral filosofìa, su cui più questioni abbian mosse i sa¬ pienti, e più abbian tra loro differito in opinioni. L’amor di se stesso adunque altro non è, che un certo naturale instinto, per cui l’uomo è spinto a ricercare ciò, che sembragli bene, ed a fuggire ciò, che sembragli male. E di qui chiaramente si scorge, che qualora la ragione dell’uomo non sia dalle passioni offu¬ scata, egli dall’amor di se stesso sarà tratto alla virtù, e all’onestà 292