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sopra la logica universalmente considerata


la mente alla cognizione del vero, i quali vengono a noi dalla Logica insegnati: in quanto poi a quella parte di questa scienza, in cui si dimostra il modo di costruir gli argomenti, le regole, la di cui osservanza è necessaria affinchè retti dir si possano, l’arte di ribattere l’obbjezioni, che alla verità si oppongono, e il metodo facile di provar qualsivoglia proposizione, le quali cose tutte esserci dalla natura insegnate non si può in alcun modo affermare, è chiaro nondimeno, che una qualche cognizione se ne può alcerto acquistare negli studj rettorici onde è senza alcun dubbio evidente, che la Logica, o non fa, che ripetere gli ammaestramenti di altre scienze, o non fa che dare delle superflue cognizioni onde si può arditamente concludere, che essa, è affatto inutile all’uomo.

Se gli argomenti, che a questa conclusione fanno strada non fossero che falsi per la maggior parte, o non dasser luogo alle più assurde conseguenze essi sono così ben diretti al lor fine, che gli avversarj potrebbero meritamente vantarsi d’aver colpito il segno, e la Logica sarebbe per sempre bandita, ed esclusa dal numero delle Filosofiche scienze, il che dimostra che gl’inimici di questo studio hanno con la maggior sollecitudine messi in opra in siffatta argomentazione i precetti di quell’arte, di cui affermano l’inutilità. Ma entriamo senza più nella proposta controversia.

Si ammetta per un poco ciò che dagli avversarj viene affermato intorno alla totale eguaglianza, che hanno i precetti della Logica con quelli che la natura medesima ci fa chiaramente conoscere e da ciò si concluda l’inutilità della Logica. A maggior disinganno de’ posteri non devesi però da questo argomentare soltanto l’inutilità di siffatta scienza, ma ammetter si deve ancora senza alcun dubbio il seguente raziocinio. È inutile quella scienza, la quale non fa che ripetere gl’insegnamenti della stessa natura; ma gli studj rettorici, e metafisici non fanno, che ammaestrare nei sopramentovati precetti; essi adunque sono affatto inutili, e indegni dell’applicazione dei colti soggetti.