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ribondo, non credo che uscissero mai delle scritture degli eruditi (dove anche non so il conto che se ne faccia), non ostante che sieno degnissime di considerazione, e abbiano molta corrispondenza col detto di Bruto sì per l’occasione in cui furono pronunziate, e sì per la sostanza loro. Diogene Laerzio le riferisce, copiando, per quello ch’io mi persuado, qualche scrittore più antico e più grave, com’è solito di fare. Dice dunque che Teofrasto venuto a morte e domandato da’ suoi discepoli se lasciasse loro nessun ricordo o comandamento, rispose: Niuno; salvo che l’uomo disprezza e gitta molti piaceri a causa della gloria. Ma non così tosto incomincia a vivere, che la morte gli sopravviene. Perciò l’amor della gloria è così svantaggioso come che che sia. Vivete felici, e lasciate gli studi, chè vogliono gran fatica; o coltivategli a dovere, chè portano gran fama. Se non che la vanità della vita è maggiore dell’utilità. Per me non è più tempo a deliberare: voi altri considerate quello che vada fatto. E così, dicendo spirò.

Altre cose dette da Teofrasto vicino a