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canto iv. 51


Dicea, la tomba anzi che l’empio letto
Del tiranno m’accoglia.
E se pur vita e lena
90Roma avrà dal mio sangue, e tu mi svena.

     O generosa, ancora
Che più bello a’ tuoi dì splendesse il sole
Ch’oggi non fa, pur consolata e paga
È quella tomba cui di pianto onora
95L’alma terra nativa. Ecco a la vaga
Tua spoglia intorno la romulea prole
Di nova ira sfavilla. Ecco di polve
Lorda il tiranno i crini,
E libertade avvampa
100Gli obbliviosi petti, e ne la doma
Terra il marte latino arduo s’accampa
Dal buio polo a i torridi confini.
Così l’eterna Roma
In duri ozi sepolta
105Femineo fato avviva un’altra volta.