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pensieri - xxxiv-xxxix 25

XXXVI.

Molti vogliono e condursi teco vilmente, e che tu ad un tempo, sotto pena del loro odio, da un lato sii tanto accorto, che tu non dia impedimento alla loro viltá, dall’altro non li conoschi per vili.

XXXVII.

Nessuna qualitá umana è piú intollerabile nella vita ordinaria, né in fatti tollerata meno, che l’intolleranza.

XXXVIII.

Come l’arte dello schermire è inutile quando combattono insieme due schermitori uguali nella perizia, perché l’uno non ha piú vantaggio dall’altro, che se fossero ambedue imperiti; cosí spessissime volte accade che gli uomini sono falsi e malvagi gratuitamente, perché si scontrano in altrettanta malvagitá e simulazione, di modo che la cosa ritorna a quel medesimo che se l’una e l’altra parte fosse stata sincera e retta. Non è dubbio che, al far de’ conti, la malvagitá e la doppiezza non sono utili se non quando o vanno congiunte alla forza, o si abbattono ad una malvagitá o astuzia minore, ovvero alla bontá. Il quale ultimo caso è raro; il secondo, in quanto a malvagitá, non è comune; perché gli uomini, la maggior parte, sono malvagi a un modo, o poco piú o meno. Però non è calcolabile quante volte potrebbero essi, facendo bene gli uni agli altri, ottenere con facilitá quel medesimo che ottengono con gran fatica, o anche non ottengono, facendo ovvero sforzandosi di far male.

XXXIX.

Baldassar Castiglione nel Cortegiano assegna molto convenientemente la cagione perché sogliono i vecchi lodare il tempo in cui furono giovani, e biasimare il presente. «La causa