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quegli potrá e dovrá rispondere: — Ma tutti i piaceri sono illusioni, o consistono nell’illusione, e di queste illusioni si forma e si compone la nostra vita. Ora se io non posso averne, che piacere mi resta? e perché vivo? Nella stessa maniera io dico delle antiche istituzioni ecc., tendenti a fomentare l’entusiasmo, le illusioni, il coraggio, l’attivitá, il movimento, la vita. Erano illusioni; ma toglietele, come son tolte; che piacere rimane? e la vita che cosa diventa? Nella stessa maniera dico: la virtú, la generositá, la sensibilitá, la corrispondenza in amore, la fedeltá, la costanza, la giustizia, la magnanimitá ecc., umanamente parlando, sono enti immaginarii. E tuttavia, l’uomo sensibile, se ne trovasse frequentemente nel mondo, sarebbe meno infelice ecc.

E il 18 novembre (Z. 338, I, 400) commentava:

Tale era l’idea che gli antichi si formavano della felicitá ed infelicitá, cioè l’uomo privo di quei tali vantaggi della vita, benché illusorii, lo consideravano come infelice realmente, cosí e viceversa. E non si consolavano mai col pensiero che queste fossero illusioni, conoscendo che in esse consiste la vita, o considerandole come tali e come realtá. E non tenevano la felicitá e l’infelicitá per cose immaginarie e chimeriche, ma solide e solidamente opposte fra loro.

PROPOSTA DI PREMI

FATTA DALL’ACCADEMIA DEI SILLOGRAFI

Z. 4035-22 febbraio 1824 (VI, 4 11 ):

Σίλλος, σίλλοι si fa derivare da ἴλλος, occhio , παρὰ τὸ διασείειν τοὺς ἴλλους. Vedi Scapula e Menagio, Ad Laertium in Timon., IX, iii. Consento che venga da ἴλλος, ma non che ci abbia a fare il σείειν, formazione d’altronde molto inverisimile. Io credo che σίλλος sia lo stesso affatto che ἴλλος in origine, aggiuntoci il sigma in luogo dello spirito benché lene, all’uso latino, circa lo spirito denso e al modo che gli eoli usavano il digamma, ossia il v latino (e quindi i latini il v) invece anche dello spirito lene nel principio delle parole... Da σίλλος occhio, la metafora trasportò il significato a « derisione » ecc.; quasi dicesse come diciamo noi «occhiolino», onde σιλλαίνειν sarebbe quasi «far l’occhiolino», in senso però di «deridere» ecc. La metafora è naturale, perché il riso generalmente, ma in spezieltá la derisione, risiede e si esprime cogli occhi principalmente e molte volte con essi unicamente.