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tura come quel che ha troppo lume alla sua abitazione che serra una mezza finestra e più e men, secondo la necessità; e quando viene la notte esso aprie tutta essa finestra per vedere meglio dentro a detta abitazione. E usa qui la natura una continua equazione, col continuo temprare e ragguagliare, col crescere la popilla e diminuirla, a proporzione delle predette oscurità o chiarezze che dinanzi al continuo se le rappresentano.

Vedrai la sperienzia nelli animali notturni, come gatte, grifi, allocchi e simili, li quali di mezzogiorno hanno la popilla piccola e di notte grandissima, e ’l simile fan tutti li animali terrestri d’aria e d’acqua, ma più senza comparazione li animali notturni. E se lo voi sperimentare nell’omo, guardali fisso la popilla dell’occhio tenendo una candela accesa alquanto discosto e falli guardare esso lume, il quali li accosterai a poco a poco, e vedrai essa popilla che quanto più tal lume se le avvicina tanto più si ristrigne.

Come il corpo dell’animale al continuo more e rinasce.

Il corpo di qualunche cosa la qual si nutrica, al continuo muore e al continuo rinasce, perchè entrare non può nutrimento se non in quelli lochi dove il passato nutrimento è spirato; e s’elli è spirato, elli non ha più vita, e se tu non li rendi nutrimento equale al nutrimento partito, allora la vita manca di sua valetudine; e se tu li levi esso nutrimento, la vita in tutto resta destrutta, ma se tu