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il loro ufizio, cioè del raccortarsi, chè in tal tempo le coste, ch’eran prima tirate e costrette insieme pel raccortare di tal muscoli, allor rimangano in libertà e tornano alla loro naturale distanzia; allora il petto s’allarga, e perchè e’ non si può dare vacuo in natura, il polmone, che di dentro toccava le coste, è necessario che lui seguiti il lor dilatamento; e così aprendosi il polmone, a uso di mantace, tira l’aria che riempie il suo creato spazio.

Della dimostrazione come si statuisce la spina del collo.

In questa dimostrazione del collo si farà tante figure di muscoli e corde, quanto sono li uffizi dell’azion d’esso collo; e questo primo, che qui si nota, è come le coste nelle lor fortezze sostengano diritta la spina del collo, e, mediante le corde che salgano a essa spina, esse corde fan doppio uffizio, cioè ch’elle sostengano la spina mediante le coste, e sostengano le coste mediante la spina; e tale duplicità di potenzie, situate nelli stremi opositi di tal corda, adoprano con essa corda non altrementi che si adopri la corda colli stremi dell’arco, ma questo tal concorso di muscoli alla spina la sostengano diritti, sì come le corde delle navi sostengano il suo albero; e le medesime corde, legate all’albero, ancora sostengano in parte le sponde de’ navili, alle quali son congiunte.