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a 787] TRATTATO DELLA PITTURA — PARTE QUINTA 249

più sottile ki, ed in più sottile lk; questa è più chiara che o, ma non quanto si richiede a tale distanza.


786. Dell'inganno del pittore nella grandezza degli alberi e degli altri corpi delle campagne.

Giudica ben tu, o pittore o miniatore, quanto la tua pittura debb'essere veduta remota dall'occhio e fingi che a tale distanza sia veduto uno spiracolo, o vuoi dir buca o finestra, per la quale le cose anteposte possano penetrare al tuo occhio; e veramente tu giudicherai le cose vedute essere tanto minime, che non che le membra, ma il tutto quasi ti parrà impossibile a poter figurare. Come se l'occhio fosse o e la buca di un quarto di braccio eguale alla tua tavola dipinta sia ab, discosta dall'occhio mezzo braccio; allora tu vedrai per esso spazio tutte le cose che veder si possono dentro alla lunghezza di un orizzonte di cento miglia, in tanto confusa diminuzione, che non che figurar di quelle alcuna parte ch'abbia figura, ma appena potrai porre sì piccolo punto di pennello, che non sia maggiore che ogni casamento posto in dieci miglia di distanza.


787. Perchè i monti in lunga distanza si dimostrano più scuri nella cima che nella base.

L'aria che acquista gradi di grossezza in ogni grado della sua bassezza e della sua distanza, è causa che le cime de' monti che più s'innalzano più mostrano la sua naturale oscurità, perchè manco sono impedite dalla grossezza dell'aria nella cima che nella loro base, o nella vicinità che nella remozione. Provasi: op, ds, cr, ak sono gradi dell'aria che sempre si assottigliano quanto più s'innalzano; af, fh, hk sono gli altri gradi trasversali dove l'aria acquista sottilità quanto più si avvicina. Seguita che la cima del monte e è più scura in cima che nella base, perchè, com'è detto, l'aria è più grossa in basso che in alto. Ancora il monte e è più oscuro che il monte g, perchè minor grossezza di aria è infra ce che infra dg, e la cima g essendo più alta che la sua base, fa il simile del monte e, facendosi più oscura quanto più s'innalza; ed in pari distanza, come dire yg, parrebbe più oscuro che la cima e per giungere esso in aria che meno impedisce per essere più sottile; onde non segue che tal sia la proporzione delle oscurità de' monti, qual è quella delle loro vicinità, la quale seguiterebbe se le cime de' monti fossero di eguale altezza; ma g, per levarsi più alto, non l'osserva, perchè penetra in aria più sottile.

L. da Vinci — Trattato della pittura. 32