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196 LEONARDO DA VINCI [§ 606

spazio dcb; e sia che l'obietto n mediante il sole g faccia l'ombra abc; e del rimanente dell'ombra dm e che in tal sito non vede l'aria ef; nè ancora vi vede il sole, adunque è ombra doppia perchè è generata dai due obietti, cioè nm.


607. De' termini dell'ombra derivativa.

I termini dell'ombra derivativa sono meno sensibili ne' lumi universali che nei particolari.


608. Dell'estensione dell'ombra derivativa.

I termini delle ombre derivative si dilatano tanto più dintorno al corpo ombroso, quanto il lume che le genera è di maggior grandezza.


609. Dove l'ombra derivativa è più oscura.

Quella parte dell'ombra derivativa sarà più oscura, la quale sarà più vicina alla sua causa. Seguita il contrario, che dice: quella parte dell'ombra derivativa sarà di minore oscurità, la quale sarà più remota dalla sua causa.


610. Delle varietà delle ombre nel variare le grandezze de' lumi che le generano.

Tanto cresce l'ombra ad un medesimo corpo, quanta è la diminuzione del lume che la genera senza mutazioni di sito.


611. Del variare dell'ombra senza diminuzione del lume che la causa.

Tanto cresce o diminuisce l'ombra di un medesimo corpo, quanto cresce o diminuisce lo spazio interposto infra il lume e l'obietto ombroso, il quale è in sè minore del corpo luminoso.


612. Dell'ombra che si converte in lume.

Il sito ombrato mediante il sole resterà illuminato dall'aria dopo la partita di esso sole, perchè sempre il minor lume è ombra del lume maggiore.

1 Così il codice. L'edizione viennese propone di correggere così: «... l'ombra a b c; la metà dell'ombra di m, d c, sarà rischiarata dal sole, ed il rimanente dell'ombra di m, c b, che in tal sito», ecc.