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a 449] trattato della pittura - parte terza 149

446. Della veduta di una città in aria grossa.

L’occhio che sotto di sè vede la città in aria grossa, vede le sommità degli edifici più oscure e più note che il loro nascimento, e vede le dette sommità in campo chiaro, perchè le vede nell’aria bassa e grossa; e questo avviene per la passata.


447. De’ termini inferiori delle cose remote.

I termini inferiori delle cose remote saranno meno sensibili che i loro termini superiori; e questo accade assai alle montagne e ai colli, le cime de’ quali si facciano campi de’ lati delle altre montagne che sono dopo loro; ed a queste si vedono i termini di sopra più spediti che le loro basi, perchè il termine di sopra è più oscuro, per esser meno occupato dall’aria grossa, la quale sta ne’ luoghi bassi; e questa è quella che confonde i detti termini delle basi de’ colli: ed il medesimo accade negli alberi e negli edifici ed altre cose che s’innalzano infra l’aria; e di qui nasce che spesso le alte torri vedute in lunga distanza paiono grosse da capo e sottili da piedi, perchè la parte di sopra mostra gli angoli de’ lati che terminano con la fronte, perchè l’aria sottile non te li cela, come la grossa a quelli da piedi; e questo accade per la settima del primo, che dice: dove l’aria grossa s’interpone infra l’occhio e il sole, è più lucente in basso che in alto; e dove l’aria è più bianca, essa occupa all’occhio più le cose oscure che se tale aria fosse azzurra, come si vede in lunga distanza i merli delle fortezze avere gli spazi loro eguali alla larghezza de’ merli, e pare assai maggiore lo spazio che il merlo; ed in distanza più remota lo spazio occupa e cuopre tutto il merlo, e tal fortezza sol mostra il muro dritto e senza merli.


448. Delle cose vedute da lontano.

I termini di quell’obietto saranno manco noti, che saranno veduti in maggior distanza.


449. Dell’azzurro di che si mostrano essere i paesi lontani.

Delle cose remote dall’occhio, le quali sieno di che color si voglia, quella si dimostrerà di colore più azzurro, la quale sarà di maggiore oscurità naturale o accidentale. Naturale è quella che è oscura da sè; accidentale è quella che è oscurata mediante l’ombra che le è fatta da altri obietti.