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a 197] trattato della pittura - parte seconda 79

le definizioni de’ circoli che si tagliano sulla linea, come si vede sopra la linea ar; dipoi arsp sia un grado d’aria sottile; sp e t sia un grado d’aria più grossa: seguirà che il primo colore e passerà all’occhio per un grado d’aria grossa, es, e per un grado d’aria men grossa sa, ed il colore b manderà la sua similitudine all’occhio a per due gradi d’aria grossa, e per due della men grossa; ed il c la manderà per tre della grossa e per tre della men grossa; ed il colore d per quattro della grossa e per quattro della men grossa. E così abbiamo provato qui tale essere la proporzione delle diminuzioni de’ colori, o vuoi dire perdimenti, quale è quella delle loro distanze dall’occhio che li vede; e questo solo accade ne’ colori che sono d’eguale altezza, perchè in quei che sono di altezze ineguali non si osserva la medesima regola, per esser loro in arie di varie grossezze, che fanno varie occupazioni ad essi colori.


196. Del colore che non si muta in varie grossezze d’aria.

Non si muterà il colore posto in diverse grossezze d’aria, quando sarà tanto più remoto dall’occhio l’uno che l’altro. Provasi così: se la prima aria bassa ha quattro gradi di grossezza, ed il colore sia distante un grado dall’occhio, e la seconda aria più alta abbia tre gradi di grossezza, chè ha perso un grado, fa che il colore acquisti un grado di distanza;1 e quando l’aria più alta ha perso due gradi di grossezza, ed il colore ha acquistato due gradi di distanza, allora tale è il primo colore qual è il terzo: e per abbreviare, se il colore s’innalza tanto ch’entri nell’aria, che abbia perso tre gradi di grossezza, ed il colore s’è discostato tre gradi di distanza, allora tu ti puoi render certo che tal perdita di colore ha fatto il colore alto e remoto, quanto il colore basso e vicino; perchè se l’aria alta ha perduto i tre quarti della grossezza dell’aria bassa, il colore nell’alzarsi ha acquistato i tre quarti di tutta la distanza, per la quale esso si trova remoto dall’occhio. E così abbiamo provato l’intento nostro.


197. Se i colori varî possono parere di una uniforme oscurità mediante una medesima ombra.

Possibile è che tutte le varietà de’ colori d’una medesima ombra paiano tramutate nel colore d’essa ombra. Questo si manifesta nelle tenebre della notte nubilosa, nella quale nessuna figura o colore di corpo si comprende; e perchè tenebre altro non sono che privazione di luce incidente o riflessa, mediante la quale tutte le figure ed i colori de’ corpi si comprendono, egli è necessario che, tolta integralmente la causa della luce, manchi l’effetto e la cognizione de’ colori e delle figure dei predetti corpi.


  1. Nell’edizione viennese: «un grado e terzo di distanza».