Pagina:Leila (Fogazzaro).djvu/247


VERSO L'ALTO E VERSO IL PROFONDO 235

non capiva. Cos’aveva fatto, dunque, cos’aveva detto? Poco a poco la donna si chetò e prese a parlare.

«Io non mi aspettavo» disse «di vedere la signorina. Stavo al lavatoio dietro la cucina, quando udii camminare nel passaggio fra la cucina e la casa. Guardai chi fosse. Era lei, mi salutò affettuosamente. Pareva serena, mi disse ch’era venuta a prendersi le fotografie del povero signor Andrea che erano rimaste nella camera del povero padrone e quella che il padrone aveva posto nella camera del signor Alberti.

“Viene a prenderle?” dico io. “Ma non ritorna, Lei, alla Montanina?” Mi risponde fiera: “No no”. Ho capito bene il suo pensiero perchè Lei sa quello che mi ha detto di Suo padre, dello stare con suo padre, anche prima, quando si serviva di me per mandargli denaro. Ho capito ma non osai dir niente. Devo venire anch’io? dico. No no, dice. Lei stia pur qui a lavare. Vado sola. C’è nessuno, in casa? Risposi che non c’era nessuno perchè il signor da Camin è partito stamattina col fattore e il domestico aveva le sue ore di libertà. Era fuori anche la cuoca. Andò e intanto io stavo un poco inquieta, pensando che le potesse occorrere qualche cosa. Non ritornava mai. Mi decisi di entrare. Aspettai un pezzo fuori della stanza del povero padrone, credendo che fosse lì. A un tratto udii camminare al piano superiore, appunto verso la camera dei forestieri. Passai nel salone. Ella discendeva la scala di legno. Quando mi vide arrossì, ebbe un movimento d’impazienza. Mi scusai, le domandai se non volesse prendere un caffè o qualche altra cosa. Neppure mi rispose.

“Parte subito?” dico. “Sì” dice “presto.” Andò nella camera del povero padrone dove credevo che fosse andata per la prima cosa. Stette pochi minuti e uscì colle fotografie. Rientrò nel salone, si buttò in una poltrona senza dir niente. Io non sapevo se star lì o