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gio 1861. — Venuta tal’epoca, ed era ho già alcuni giorni da che era sortito dalle carceri di S. Michele, Pietro Patrizi accusato di avere incendiate le armi ossiano emblemi pontifici nel 12 aprile 1861, fra i quali il quadro alla Rotonda, come infatti n’era stato l’autore, e sortito dalle carceri, mi disse ch’io avea meriti da cuoprire più alta qualifica, e mi dichiarò di voler parlare a persona influente presso il Comitato siccome fece, e fui invitata a recarmi alla prima riunione che si tenne in quel mese di maggio 1861 a Campo Vaccino dall’ave maria della sera a due ore e mezzo di notte. Giunta colà dopo essermi venuta a prendere lo stesso Pietro Patrizi nella bottega dei bagni ossia stabilimento Lanzi all’Orso, andammo al botteghino sulla piazza del Gesù; dove prendemmo in nostra compagnia Leopoldo . . . . . Ci recassimo alla scalinata del Campidoglio, e da quella scendemmo a Campo Vaccino; pochi passi prima di entrare sotto l’arco di Tito, venne ad incontrarci Vincenzo Margutti e domandato a Leopoldo .... la parola d’ordine «Roma e Campidoglio» fui invitala ad entrare sotto l’arco di Tito, dove trovai Vincenzo Margutti che stava al moto di riconoscimento, Pietro De Angelis della Manziana, Giovanni Venanzi, rimanendo al di fuori il Patrizi e Francesco Gioia. Fui da quelli posta ad un tal quale esame per conoscere la mia capacità, ed infine si rimase che avessi immaginata una lettera ed una risposta settaria sull’andamento dei conteggi, ondo conoscer meglio la mia abilità. La sera le feci in casa, poi le diedi al Patrizi nel caffè di Argentina, e fui col mezzo di Patrizi invitata al secondo congresso per la strada che da Campo Vaccino conduce al Colosseo; ciò che seguì due giorni dopo; ed allora mi si dichiarò che il Comitato mi aveva già accordata la qualifica di Capo-sezione in prima, ossia aspirante al posto dei dieci; con la quale qualifica ho cessata dalla carriera nel 1 o 2 ottobre 1861 per i disgusti sugli affari della regina di Napoli, del che si terrà parola. Nelle qualifiche adunque che ho coperte sono venuta nella piena cognizione di quanto appresso.