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cese nei punti medesimi.» Sta bene! Ma se, come dalle predette cose risulta, autori delle lettere inviate al Mastricola poterono essere soltanto il Sagretti ed il Collemassi, se opera loro è la pianta dell’edificio da mandarsi in ruina, se essi avevano uno speciale interesse a provare che dal partito Nazionale incendii si commettessero, se risulta che il teatro Alibert è stato dolosamente incendiato; sarà, per Dio, una avventata calunnia raffermare, che il teatro Alibert sia stato incendiato per mandato del Sagretti e del Collemassi? Quest’altro capo di accusa che il Comitato Nazionale Romano non esita a gettare in faccia al Governo Pontificio nella persona de’ suoi ministri e rappresentanti, trova piena conferma nel contegno tenuto dalla Autorità giudiziaria in presenza di quel fatto gravissimo. Si è ben voluto constatare che l’incendio fosse doloso e non fortuito; ma l’Autorità giudiziaria che ha essa fatto per iscoprire gli autori dell’incendio, che o conosceva o poteva facilmente conoscere, una volta che sapeva essersi essi recati al caffè alle Convertite, a quello degli Scacchi per riscuotere il prezzo dell’incendio? Nulla ha fatto l’Autorità Giudiziaria.

Tornando anche una volta sulla persona del Fausti prima di por termine alle presenti Considerazioni, non può pretermetterai di avvertire, che nel prescegliere il Fausti a vittima, concorreva anche un’altra ragione oltre l’indicata; cioè, di far cosa specialmente grata al De Merode. Costui già antagonista, ed oggimai nemico sfidato, acerrimo, e trionfante del cardinale Antonelli, non poteva non vedere con pienissima sodisfazione che questo fosse colpito nella persona di un suo intimo famigliare ed amico. È un fatto noto a tutti in Roma, e pubblicato dai giornali italiani e stranieri, che appena risaputasi dall’Antonelli la carcerazione del Fausti fatta per mano dell’Eligi birro di proprietà particolare ed esclusiva del De Merode, rimettesse al Papa la sua dimissione dall’ufficio di Segretario di Stato.

Non è per certo una chimera il proposito della fazione De Merodiana di farsi via calunniando il Fausti a