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il domestico portò al conte Baccus questo biglietto: mi ricevette all’istante, trattandomi con modi cortesissimi ed invitandomi a comandarlo senza alcuna riserva; ed allorchè mi licenziai, m’incaricò di tornare dal signor generale De Goyon per dirgli come ero stata trattata. Voleva tornare a trovarlo, ma non feci più in tempo, mentre il Baccus pure improvvisamente si allontanò da Roma, e fu allora che questo lasciò a fare le sue veci, o per dir meglio a cuoprire il suo posto, Lucciani che abitava con lui. La partenza del Baccus mi pare che rimonti al decembre 1860. Entrato il Lucciani al potere, ricevetti un di lui gentilissimo biglietto, col quale mi diceva che sarebbe stato molto fortunato di potarmi servire in qualche cosa, come per il passato aveva fatto il suo antecessore, ed io più volte mi recai a discorrere con lui. Dopo la partenza del conte Baccus, cominciarono le emigrazioni favorite, protette, e dirette dal Lucciani, e suoi colleghi. I convegni si proseguirono a fare nella casa dello stesso Lucciani, ma con moltissima cautela che prima non era stata adoperata dai suoi antecessori. Pur nonostante anche il Lucciani dovette lasciare questa capitale. Partito il Lucciani rimase alla testa del Partito, Luigi Gulmanelli, il quale, prosegui ad organizzare il Partito piemontese a guisa di setta1 con tanto maggior zelo de’ suoi antecessori, senza schivare però di porre persone anche immorali alla testa delle squadre, che ha rese calde, quasi allo stile dei Carbonari. Come poi, e da chi sia composto il Partito, l’ho detto nel mio rivelo. Il principe Gabrielli, quantunque esiliato pur questo, rimase sempre nella sua qualifica ed è venuto più volte in Roma con permessi del Governo francese. Il marchese Verospi Gavotti è pur rimasto sempre colla sua qualifica. Qui deve notarsi che nè il principe di Piombino, nè il duca di Fiano, poterono

  1. Ecco tutto rimediato. Il Gulmanelli organizzò il Partito in setta. Grande potenza che aveva il Gulmanelli in Roma!! Se non si fossero avuti a mano gli autografi della rivelante non si direbbe che tutto è chiaro come la luce del giorno, ch’ella ha ripetuto sempre una cosa medesima?

    C. N. R.