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Non si è mischiato in nulla che avesse rapporto all’insulti fatti alla giovane Regina.

VI.

(Di carattere della Diotallevi.)

Vincenzo Margutti


falegname, uomo materialissimo, ignoro con quali persone avesse amicizia, poichè da quanti io conosceva era sfuggito da tutti; ci parlavano soltanto allorquando dovevano dargli, o riceverne qualche ordine. Frequentava il caffè di piazza Farnese, e la spezieria pure, in detta piazza.

Uno de’ quindici, conferitogli dal Venanzi tal grado, da quanto tempo lo ignoro.

I suoi dipendenti erano i Vetturini addetti al Comitato. Allorchè il partito, per esser più! sicuro; di me, voleva che mio marito emigrasse, fu lui incaricato dal Comitato di fermargli il posto nella vettura di Terni, perchè il Vetturino era suo dipendente, e fra questi quelli di Poggio Mirteto, Terni, Narni, e di Viterbo. Aveva pure altri operai, ma io non li conosco.

L’unico de’ superiori che accostasse: era il Venanzi, poichè gli altri: gli facevano sapere le cose per mezzo del fratello Acbille.

Aveva una mensilità dal partito, poichè doveva impiegare alle volte intere giornate per spiare, le lavorazioni dei reazionari, saperne le partenze per poi fare il sequestro.

Aveva vari, mozzi del Re che gli facevano la spia, ed erano da lui pagati ricevendone il danaro dal Venanzi.


Era uno di quei addetti a scrivere per le vie Viva Vittorio Emmanuele ec., ed a mettere le bandierine con la greta.

La sera della morte del Velluti fu uno di quelli che si trovò nella mischia e ne riportò piccola ferita nella mano destra; ciò mi fu detto dal suo fratello Achille che vi ci si trovò parimenti.