Pagina:Le rime di M. Francesco Petrarca I.djvu/401

318 TRIONFO

Veggio or la fuga del mio viver presta,
     Anzi di tutti, e nel fuggir del sole
     La ruina del mondo manifesta.
70Or vi riconfortate in vostre fole,
     Gioveni, e misurate il tempo largo!
     Ma piaga antiveduta assai men dole.
Forse che ’ndarno mie parole spargo;
     Ma io v’annunzio che voi sete offesi
     75Da un grave e mortifero letargo,
Ché volan l’ore, e’ giorni, e gli anni, e’ mesi;
     Insieme, con brevissimo intervallo,
     Tutti avemo a cercar altri paesi.
Non fate contra ’l vero al core un callo,
     80Come sete usi, anzi volgete gli occhi
     Mentre emendar si pote il vostro fallo;
Non aspettate che la morte scocchi,
     Come fa la più parte, ché per certo
     Infinita è la schiera degli sciocchi.
85Poi ch’ i’ ebbi veduto e veggio aperto
     Il volar e ’l fuggir del gran pianeta,
     Ond’io ho danni et inganni assai sofferto,
Vidi una gente andarsen queta queta,
     Senza temer di Tempo o di sua rabbia,
     90Ché gli avea in guardia istorico o poeta.
Di lor par che più d’altri invidia s’abbia,
     Che per se stessi son levati a volo
     Uscendo for della comune gabbia.
Contra costor colui che splende solo
     95S’apparecchiava con maggiore sforzo
     E riprendeva un più spedito volo;
A’ suoi corsier radoppiato era l’orzo;
     E la reina di ch’io sopra dissi
     D’alcun de’ suoi già volea far divorzo.
100Udi’ dir, non so a chi, ma ’l detto scrissi:
     - In questi umani, a dir proprio, ligustri,
     Di cieca oblivïon che ’scuri abissi!