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Mille lacciuoli in ogni parte tesi;
E ’l verno in strani mesi,
Con pericol presente et con fatica:
Nè costui nè quell’altra mia nemica
55Ch’i’ fuggìa, mi lasciavan sol un punto;
Onde, s’i’ non son giunto
Anzi tempo da morte acerba et dura,
Pietà celeste à cura
Di mia salute non questo tiranno
60Che del mio duol si pasce, et del mio danno.
Poi che suo fui non ebbi hora tranquilla,
Nè spero aver, et le mie notti il sonno
Sbandiro, et più non ponno
Per herbe o per incanti a sè ritrarlo.
65Per inganni et per forza è fatto donno
Sovra miei spirti; et no sonò poi squilla,
Ov’io sia, in qualche villa,
Ch’i’ non l’udisse. Ei sa che ’l vero parlo:
Chè legno vecchio mai non róse tarlo
70Come questi ’l mio core, in che s’annida,
Et di morte lo sfida.
Quinci nascon le lagrime e i martiri,
Le parole e i sospiri,
Di ch’io mi vo stancando, et forse altrui.
75Giudica tu, che me conosci et lui. -
Il mio adversario con agre rampogne
Comincia: - O donna, intendi l’altra parte,
Chè ’l vero, onde si parte
Quest’ingrato, dirà senza defecto.
80Questi in sua prima età fu dato a l’arte
Da vender parolette, anzi menzogne;
Nè par che si vergogne,
Tolto da quella noia al mio dilecto,
Lamentarsi di me, che puro et netto,
85Contra ’l desio, che spesso il suo mal vòle,
Lui tenni, ond’or si dole,