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P A R T E. 239

SONETTO CCLXXXVIII.


SOnesto amor può meritar mercede,
     Et se Pietà anchor può quant’ella suole,
     Mercede avrò, chè più chiara che ’l sole
     4A madonna et al mondo è la mia fede.
Già di me paventosa, or sa, nol crede;
     Che quello stesso ch’or per me si vòle,
     Sempre si volse; et s’ella udia parole
     8O vedea ’l volto, or l’animo e ’l cor vede.
Ond’i’ spero che ’nfin al ciel si doglia
     Di miei tanti sospiri, et così mostra,
     11Tornando a me sì piena di pietate;
E spero ch’al por giù di questa spoglia
     Venga per me con quella gente nostra,
     14Vera amica di CRISTO, e d’onestate.


SONETTO CCLXXXIX.


VIdi fra mille donne una già tale,
     Ch’amorosa paura il cor m’assalse,
     Mirandola in imagini non false
     4A li spirti celesti in vista eguale.
Nïente in lei terreno era o mortale,
     Sì come a cui del ciel, non d’altro, calse.
     L’alma ch’arse per lei sì spesso et alse,
     8Vaga d’ir seco aperse ambedue l’ale.
Ma tropp’era alta al mio peso terrestre,
     Et poco poi n’uscì in tutto di vista:
     11Di che pensando anchor m’aghiaccio et torpo.
O belle et alte et lucide fenestre,
     Onde colei che molta gente attrista
     14Trovò la via d’entrare in sì bel corpo!