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P A R T E . 177

SONETTO CCV.


FResco, ombroso, fiorito e verde colle;
     Ov’or pensando, e or cantando siede,
     E fa qui de’ celesti spirti fede
     4Quella ch’a tutto ’l mondo fama tolle;
Il mio cor, che per lei lasciar mi volle,
     E fe’ gran senno, e più, se mai non riede;
     Va or contando ove da quel bel piede
     8Segnata è l’erba, e da quest’occhi è molle.
Seco si stringe, e dice a ciascun passo;
     Deh fosse or qui quel miser pur' un poco,
     11Ch’è già di pianger, e di viver lasso.
Ella sel ride, e non è pari il gioco;
     Tu paradiso, i’ senza core un sasso.
     14O sacro, avventuroso, e dolce loco!



SONETTO CCVI.


IL mal mi preme, e mi spaventa il peggio:
     Al qual veggio sì larga, e piana via;
     Ch’i’ son' intrato in simil frenesia;
     4E con duro penser teco vaneggio:
Nè so se guerra, o pace a Dio mi cheggio;
     Chè ’l danno è grave, e la vergogna è ria:
     Ma perchè più languir? di noi pur fia
     8Quel ch’ordinato è già nel sommo seggio.
Bench’i’ non sia di quel grande onor degno
     Che tu mi fai; che te ne 'nganna amore;
     11Che spesso occhio ben san fa veder torto;
Pur d’alzar l’alma a quel celeste regno
     È il mio consilio, e di spronare il core:
     14Perchè ’l cammin è lungo, e ’l tempo è corto.