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SONETTO CLXIX.


DUn bel, chiaro, polito, e vivo ghiaccio
     Move la fiamma che m’incende, e strugge,
     E sì le vene, e ’l cor m’asciuga, e sugge,
     4Che ’nvisibilmente i’ mi disfaccio.
Morte, già per ferire alzato ’l braccio,
     Come irato ciel tona, o leon rugge,
     Va perseguendo mia vita, che fugge;
     8Ed io, pien di paura tremo, e taccio.
Ben poria ancor Pietà con amor mista
     Per sostegno di me, doppia colonna
     11Porsi fra l’alma stanca e ’l mortal colpo:
Ma io nol credo, nè ’l conosco in vista
     Di quella dolce mia nemica e donna:
     14Nè di ciò lei, ma mia ventura incolpo.


SONETTO CLXX.


LAsso, ch’i’ ardo, ed altri non mel crede:
     Sì crede ogni uom, se non sola colei
     Che sovr’ogni altra, e ch’i’ sola, vorrei:
     4Ella non par che ’l creda, e sì sel vede:
Infinita bellezza, e poca fede,
     Non vedete voi ’l cor negli occhi mei?
     Se non fosse mia stella, i’ pur devrei
     8Al fonte di pietà trovar mercede.
Quest’arder mio, di che vi cal sì poco,
     E i vostri onori, in mie rime diffusi
     11Ne porian’ infiammar fors’ancor mille:
Ch’i’ veggio nel pensier, dolce mio foco,
     Fredda una lingua e duo begli occhi chiusi
     14Rimaner dopo noi pien’ di faville.