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P A R T E. 95

SONETTO XCVI.


QUelle pietose rime in ch’io m’accorsi
     Di vostro ingegno, e del cortese affetto;
     Ebben tanto vigor nel mio cospetto;
     4Che ratto a questa penna la man porsi,
Per far voi certo, che gli estremi morsi
     Di quella ch’io con tutto ’l mondo aspetto,
     Mai non sentì: ma pur senza sospetto
     8Infin'all’uscio del suo albergo corsi:
Poi tornai 'ndietro, perch’io vidi scritto
     Di sopra ’l limitar, che ’l tempo ancora
     11Non era giunto al mio viver prescritto;
Bench’io non vi leggessi il dì nè l’ora.
     Dunque s’acqueti omai ’l cor vostro afflitto;
     14E cerchi uom degno, quando sì l’onora.



CANZONE XXV.


OR vedi, Amor, che giovinetta donna
Tuo regno sprezza, e del mio mal non cura;
E tra duo ta’ nemici è sì secura.
Tu se’ armato, ed ella in treccie, e ’n gonna
5Si siede, e scalza in mezzo i fiori, e l’erba:
Ver me spietata, e contra te superba.
I’ son prigion: ma se pietà ancor serba
L’arco tuo saldo, e qualcuna saetta;
Fa di te, e di me, signor, vendetta.