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P A R T E. 91

SONETTO XCV.


R
Imansi addietro il sestodecim’anno

     De’ miei sospiri; ed io trapasso inanzi
     Verso l’estremo; e parmi che pur dianzi
     4Fosse ’l principio di cotanto affanno.
L’amar m’è dolce, ed util’ il mio danno,
     E ’l viver grave; e prego, ch’egli avanzi
     L’empia fortuna; e temo, non chiuda anzi
     8Morte i begli occhi che parlar mi fanno.
Or qui son lasso, e voglio esser altrove;
     E vorrei più volere, e più non voglio;
     11E per più non poter, fo quant’io posso:
E d’antichi desir lagrime nove
     Provan, com’io son pur quel ch’i’ mi soglio:
     14Nè per mille rivolte ancor son mosso.



CANZONE XXIV.


U
Na donna più bella assai che ’l Sole,

E più lucente, e d’altrettanta etade,
Con famosa beltade,
Acerbo ancor mi trasse alla sua schiera:
5Questa in penseri, in opre, ed in parole;
Però ch’è de le cose al mondo rade;
Questa per mille strade
Sempre innanzi mi fu leggiadra altera:
Solo per lei tornai da quel ch’i’ era,
10Poi ch’i’ soffersi gli occhi suoi da presso:
Per suo amor m’er’io messo
A faticosa impresa assai per tempo,
Tal, che s’i’arrivo al desiato porto,
Spero per lei gran tempo
15Viver quand’altri mi terrà per morto.


Que