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P A R T E. 89

CANZONE XCI.


D
Ell’empia Babilonia, ond’è fuggita

     Ogni vergogna, ond’ogni bene è fori;
     Albergo di dolor, madre d’errori,
     4Son fuggit'io per allungar la vita.
Qui mi sto solo; e, come Amor m’invita,
     Or rime, e versi, or colgo erbette e fiori,
     Seco parlando, ed a' tempi migliori
     8Sempre pensando; e questo sol m’aita.
Nè del vulgo mi cal, nè di fortuna,
     Nè di me molto, nè di cosa vile;
     11Nè dentro sento, nè di fuor gran caldo.
Sol due persone cheggio; e vorrei l’una
     Col cor ver’me pacificato, e umile;
     14L’altro col pie’, siccome mai fu, saldo.



SONETTO XCII.


I
N mezzo di duo amanti onesta altera

     Vidi una Donna, e quel Signor con lei
     Che fra gli uomini regna, e fra gli dei;
     4E dall’un lato il Sole, io dall’altr' era.
Poi che s’accorse chiusa da la spera
     De l’amico più bello; a gli occhi miei
     Tutta lieta si volse: e ben vorrei,
     8Che mai non fosse inver di me più fera.
Subito in alleggrezza si converse
     La gelosia che ’n su la prima vista
     11Per sì alto avversario al cor mi nacque:
A lui la faccia lagrimosa, e trista
     Un nuviletto intorno ricoverse:
     14Cotanto l’esser vinto li dispiacque.