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P A R T E. 81

SONETTO LXXXI.


CEsare, poi che ’l traditor d’Egitto
     Li fece il don de l’onorata testa,
     Celando l’allegrezza manifesta,
     4Pianse per gli occhi fuor, siccome è scritto:
Es Annibàl, quando a l’imperio afflitto
     Vide farsi Fortuna sì molesta,
     Rise fra gente lagrimosa, e mesta,
     8Per isfogare il suo acerbo despitto:
E così avven, che l’animo ciascuna
     Sua passiïon sotto ’l contrario manto
     11Ricopre con la vista or chiara, or bruna.
Però, s’alcuna volta i' rido, o canto;
     Facciol, perch’i’ non ho se non quest’una
     14Via da celare il mio angoscioso pianto.



SONETTO LXXXII.


VInse Annibàl, e non seppe usar poi
     Ben la vittoriosa sua ventura:
     Però, signor mio caro, aggiate cura,
     4Che similmente non avvegna a voi.
L’orsa, rabbiosa per gli orsacchi suoi,
     Che trovaron di Maggio aspra pastura,
     Rode sè dentro, e i denti, e l’unghie endura,
     8Per vendicar suoi danni sopra noi.
Mentre ’l novo dolor dunque l’accora,
     Non riponete l’onorata spada,
     11Anzi seguite là dove vi chiama
Vostra fortuna dritto per la strada
     Che vi può dar dopo la morte ancora
     14Mille e mill'anni al mondo onore, e fama.