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Aveva, come s'è detto, sol per utile e diletto de' suoi discepoli, scritto varii trattati et inventato molti strumenti, tra' quali uno era il sopradetto compasso, non però con pensiero d'esporlo al publico: ma presentendo che altri s'apparecchiava per appropriarsene l'invenzione, scrisse in fretta una general descrizione de' suoi usi, riserbandosi ad altra occasione a darne fuori una più ampla dichiarazione insieme con la sua fabbrica; e nel Giugno del 1606 la diede alle stampe in Padova, con titolo delle Operazioni del Compasso Geometrico e Militare, dedicato al Ser.mo D. Cosimo, allora Principe di Toscana e suo discepolo. Quest'opera fu dopo tradotta in latino da Mattia Berneggero tedesco, e stampata in Argentina nel 1612 insieme con la fabbrica del compasso et con alcune annotazioni, e ristampatavi ancora nel 1635, sì come più volte in Padova et altrove. Ne' 5 d'Agosto del 1606 fu ricondotto dalla medesima Republica lettor matematico per altri sei anni, con nuovo augumento di provvisione, ch'era poi maggiore della solita darsi a qualunque de' suoi antecessori.

Nel 1607 trovandosi il Galileo fieramente offeso e provocato da un certo Baldassar Capra milanese, che si era allora temerariamente appropriata l'invenzione del suddetto compasso col tradurlo in latino e stamparlo nell'istessa città di Padova in faccia del medesimo autore, con titolo di Usus et fabrica circini cuiusdam proportionis, fu questi necessitato a publicare una sua Difesa in volgare, per evidente dimostrazione di furto così detestabile e vergognoso; difendendosi insieme dalle calunnie et imposture del medesimo Capra, il quale in una sua Considerazione astronomica circa la stella nuova del 1604, stampata già più di due anni avanti, l'aveva acerbamente lacerato, mosso da invidia per l'universale applauso che avevano ricevuto le tre suddette lezzioni del Galileo, fatte sopra la nuova stella. Ma il Capra per mezzo di queste sue abominevoli azzioni ne riportò il dovuto premio d'una perpetua ignominia, poiché dalli Eccel.mi SS. Reformatori dello Studio di Padova, dopo essersi, con rigoroso processo formato contro di quello, assicurati a pieno di tanta temerità, fu comandato supprimersi tutte le copie stampate del libro di detto Capra e proibitone la publicazione, et all'incontro conceduto al Galileo d'esporre alla luce la suddetta Difesa, per ricatto della propria reputazione et oppressione di quella del medesimo Capra.

Non fu già valevole tal Difesa a reprimere l'audacia o la troppa confidenza di alcuni altri d'altre nazioni, i quali, allettati o traportati dalla novità e vaghezza dell'invenzione o dalla mirabil copia e facilità de' suoi usi, non esponessero alle stampe, come interamente lor proprio, questo ingegnoso compasso del Galileo,