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di antonio rocco. 605

tanto scolare! Infelice condizione de’ tempi nostri, già che ogni cosa va alla riversa! I cieli stessi hanno mutata natura in peggio, si dividono, si distruggono; quindi è che non tendono più al meglio, all’ottimo; hanno troppo che fare per difender sè medesimi da gli avversarii, per conservarsi nel lor esser manchevole; onde non è maraviglia se, dove per il passato producevano giganti ed eroi, ora convertano i giganti in pimmei, i cigni in corvi, ed anco i lupi cervieri trasmuterano in talpe.

Che la matematica sola abhia le vere dimostrazioni, e non la logica, voi lo potete dire, ma gli effetti ci insegnano il contrario, conciossia che, se bene mentre i matematici persistono nelle loro misure e proporzioni (come fa Euclide) non errano, ma mostrano quasi a dito, nel voler però applicar ad altre speculazioni non mancano di errori notabili.

10. Veniamo all’ultima parte, all’altra inculcazion di petizion di principio. Mentre dite che in qual si voglia punto dentro la circonferenza del mondo il fuoco si moverebbe, non solo dal centro, dunque non è di là il moto suo età, vi rispondo che posto in qual si voglia luogo, per linea retta anderà verso la circonferenza, non lateralmente, se non per violenza; ed in questo modo quella linea dalla parte inferiore a perpendicolo risguarderà il centro, e parimente mille e mille, le quali tutte terminerebbono ad un punto, chi le conducesse natural mente; e così come da esso centro s’intenderebbono partire nel salire, così a quello avvicinarsi nel discendere. Che il Sole sia nel mezo del mondo, aspetterò che al suo luogo lo dimostriate.


S’investiga la diversità de’ cieli da gli elementi


ESERCITAZIONE TERZA.


Intende Aristotile dimostrare la diversità de’ corpi celesti da gli elementari, il che fa egli ora per mezo della diversità de’ moti, già che questi sono effetti della natura; onde essendo diversi, insinuano parimente diversità di corpi mobili o naturali, etc. Contra la qual dottrina argomentate voi, Sig. Galileo; le cui obiezzioni, che sono molte e circa varii punti, è bene dividerle, per l’ordine e per chiarezza, in molte parti.

1. Primieramente dunque dite che la diversità de’ cieli da gli elementi, secondo la dottrina di Aristotile, «non ha altra sussistenza che quella ch’ei deduce dalla diversità de’ moti naturali di quelli e di questi; di modo che, negato che il moto circolare sia solo di corpi celesti, ed affermato che ei convenga a tutti i corpi naturali mobili, bisogna per necessaria conseguenza dire che gli attributi di generabile o ingenerabile, alterabile o inalterabile, passibile o impassibile, etc, egualmente e communemente convenga a tutti i corpi mondani, cioè tanto a