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di antonio rocco. 593

spondo che da gli universali posti è facile venir da sè stessi a i particolari. E se nel libro De animalium motu (che è luogo appropriato a queste dottrine) l’ha detto espressa e diffusamente, che direte? avrà egli parlato a caso? con posizioni ripugnanti? Ecco dunque l’adeguata soluzione del vostro nodo gordiano, non già quella che fate apportar al vostro Simplicio, cioè che si dica moto misto naturale per la diversa velocità del mobile etc.: e per dirvela confidentemente, mi par che vi dilettate di indur a maraviglia coll’apparenze, nel modo che fanno quei che professano far straveder con artificii, che in effetto non hanno sussistenza soda, ma superficiale, ordinata al passatempo, non all’esattezza del vero. Vi fingete risposte a vostro modo, e poi egregiamente l’impugnate, e volete dar a creder di aver espugnato Aristotile; a punto come coloro che offendon tal volta le figure, anzi l’ombre, credendo oltraggiare gli essemplari vivi, o come i cani che mordono i sassi in luogo di chi gli scaglia.

La quinta obiezzione è circa il moto retto de gli elementi, la quale, perchè contiene diversi punti e difficoltà, io per più chiarezza la dividerò in molte parti, ponendole ordinate e continuate, e con l’istesso ordine similmente le scioglierò

1. La prima è questa. «Se gli corpi integrali del mondo (dite voi) devono esser di lor natura mobili, è impossibile che i movimenti loro siano retti, o altri che circolari: e la ragione è assai facile e manifesta. Imperochè quello che si move di moto retto, muta luogo; e continuando di moversi, si va sempre più e più allontanando dal termine onde ei si partì e da tutti i luoghi per i quali successivamente va passando; e se tal moto naturalmente se gli conviene, adunque egli da principio non era nel suo luogo naturale, e però non erano le parti del mondo con ordine perfetto disposte: ma noi supponghiamo, quelle esser perfettamente ordinate: adunque, come tali, è impossibile che abbiano da natura di mutar luogo, ed in conseguenza di moversi di moto retto.»

2. La seconda parte è questa. «In oltre (dite), essendo il moto retto di sua natura infinito, perchè infinita ed indeterminata è la linea retta, è impossibile che mobile alcuno abbia da natura principio di moversi di moto retto, cioè verso dove è impossibile di arrivare, non vi essendo termine prefinito; e la natura, come ben dice Aristotile medesimo, non intraprende a fare quello che non può esser fatto, nè intraprende a movere dove è impossibile di pervenire.» E chi dicesse che la natura arbitrariamente gli abbia assignati termini, voi rispondete che forsi ciò si potrebbe favoleggiar che fusse avvenuto del primo caos, dove confusamente andavano indistinte materie vagando, per ordinarle a’ suoi luoghi; ma nel mondo fabricato, ove è ottima constituzione, ciò è impossibile. Fin qui sono parole vostre, ed aggiungete una risposta a modo vostro.

3. Per terza parte, concludendo contra la risposta predetta, dite che movendosi in questa maniera, cioè di moto retto, i corpi si disordinarebbono, rimovendosi da i proprii luoghi; però si può dire che il moto retto servi a condur le