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588 esercitazioni filosofiche

susseguente: e tutte queste cose sono per sè evidenti. Or al proposito nostro: il matematico considera la mole corporea, e la considera anco il fisico; quello deve procedere per via di misure, di compassi e di altri stromenti e ragioni a ciò rispondenti; il naturale per i suoi, come ho detto: e di più, essendo solito ne i tempi di Aristotile avanti ogni altra scienza impararsi la matematica, quello che era stato nella matematica insegnato, si supponeva per noto nell’altre scienze e si memorava ad essempio, come osserva l’istesso Aristotile quasi in tutte le sue scolastiche: per queste cagioni dunque, ha pretermessa questa sorte di dimostrazione, non già che non la sapesse, come troppo liberamente gli imponete; a voi, che procedete per vie matematiche, ben vi toccava. Nè è questa dimostrazione vostra di tanta estrema sottigliezza, che abbiate da pregiarvene, come di miracolo novo, stupendo, inaudito; anzi che come non sarebbe effetto di gran lode che un perito architetto sapesse aggiustatamente misurar la grandezza e le parti principali de gli edificii, così che un celebre matematico sappia misurar o dimostrar le tre dimensioni del corpo, essendo sì facili ed intelligibili i fondamenti, che non solo ad Aristotile, ma ad ogni ordinario professore, possono esser noti, o con poca fatica conoscersi. Ha proceduto dunque Aristotile, nella sua dimostrazione, ragionevolmente.

Del moto circolare, retto e misto, ed a quali corpi convengano.


Esercitazione Seconda.

Dopo di aver Aristotile determinato della perfezzione integrale del mondo, intende venir a i particolari di esso; il che non può più agevolmente fare, quanto che per via di effetti naturali sensibili: fra i quali senz’alcun dubio è principal il moto, come immediato e primogenito operativo figlio della natura. Per mezo di questo dunque vuol, per ora, distinguere i corpi celesti da gli elementari. Ma perchè voi, Sig. Galileo, prima che veniate a trattar di questa importantissima controversia, impugnate molte cose Aristoteliche appartenenti a questi moti, io, per non esser prolisso e tedioso, distintamente ne addurrò le posizioni con le instanze fattele e le mie soluzioni, riserbando il resto a i discorsi seguenti.

Aristotile dunque di questa materia in questo modo discorre. Trattiamo (dice egli) ora delle parti speciali del mondo, posto un tal fondamento: che tutti i corpi naturali siano mobili di moto locale, già che essi rinchiudono entro sè stessi la natura, che è principio di moto. Il moto locale si divide in circolare, retto e misto, de i quali il circolare ed il retto sono semplici, facendosi sopra linea magnitudine semplice. Il moto circolare è quello che si fa intorno al centro. Il retto è di due sorti, cioè all’insù ed all’ingiù: dico esser all’insù quello che vien dal centro; all’ingiù, quello che va al centro. Onde segue che tre siano