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Pagina:Le opere di Galileo Galilei VII.djvu/478


di far che nell’istesso luogo ora corra per un verso ed ora per l’opposito, effetti che, essendo contrarii e difformi, voi non potrete mai dedurre da una causa uniforme e costante. E questo con che s’atterra questa posizione del moto contribuito al mare dal movimento diurno del cielo, abbatte ancora quella di chi volesse ammetter il moto solo diurno della Terra, e credesse con quello solo poter render ragione del flusso e reflusso; del qual effetto, perché è difforme, bisogna necessariissimamente che difforme ed alterabile sia la cagione.


Simplicio

Io non ho che replicare, né del mio proprio, per la debolezza del mio ingegno, né di quel d’altri, per la novità dell’opinione; ma crederei bene, che quando la si spargesse per le scuole, non mancherebbero filosofi che la saprebbero impugnare.


Sagredo

Aspetteremo dunque una tale occasione: e noi tra tanto, se cosí vi piace, signor Salviati, procederemo avanti.


Salviati

Tutto quello che sin qui si è detto, appartiene al periodo diurno del flusso e reflusso, del quale prima si è dimostrata in genere la cagion primaria ed universale, senza la quale nulla di tale effetto seguirebbe; di poi, passando a gli accidenti particolari, varii ed in certo modo sregolati, che in esso si osservano, si son trattate le cause secondarie e concomitanti, onde essi dependono. Seguono ora gli altri due periodi, mestruo ed annuo, li quali non arrecano accidenti nuovi e diversi, oltre a i già considerati nel periodo diurno, ma operano ne i medesimi con rendergli maggiori e minori in diverse parti del mese lunare ed in diversi tempi dell’anno solare, quasi che e la Luna e il Sole entrino a parte nell’opera e nella produzion di tali effetti: cosa che totalmente repugna al mio intelletto, il quale, vedendo come questo de i mari è un movimento locale e sensato, fatto in una mole immensa d’acqua, non può arrecarsi a sottoscrivere a lumi, a caldi temperati, a predominii per qualità occulte ed a simili vane immaginazioni, le quali tantum abest che siano o possano esser cause del flusso, che per l’opposito il flusso è causa di quelle, cioè di farle venire ne i cervelli atti piú alla loquacità ed ostentazione, che alla specolazione ed investigazione dell’opere piú segrete di natura; li quali, prima che ridursi a profferir quella savia ingenua e modesta parola Non lo so, scorrono a lasciarsi uscir di bocca, ed anco della penna, qual si voglia grande esorbitanza. Ed il veder solamente che la medesima Luna e ’l medesimo Sole non operano, co ’l lor lume,