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maniera che intorno alla Terra, senza abbracciar il Sole: e pure in questi moti convenite voi ancora co ’l medesimo Copernico. Restano ora da decidere, tra il Sole, la Terra e la sfera stellata, tre cose: cioè la quiete, che apparisce esser della Terra; il movimento annuo sotto il zodiaco, che apparisce esser del Sole; e il movimento diurno, che apparisce esser della sfera stellata, con participarlo a tutto il resto dell’universo, eccettuatone la Terra. Ed essendo vero che tutti gli orbi de’ pianeti, dico di Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno, si muovono intorno al Sole, come centro loro, di esso Sole par tanto piú ragionevole che sia la quiete che della Terra, quanto di sfere mobili è piú ragionevole che il centro stia fermo, che alcun altro luogo da esso centro remoto: alla Terra, dunque, la qual resta costituita in mezo a parti mobili, dico tra Venere e Marte, che l’una fa la sua revoluzione in nove mesi e l’altro in due anni, molto acconciamente si può attribuire il movimento d’un anno, lasciando la quiete al Sole. E quando ciò sia, segue per necessaria conseguenza che anco il moto diurno sia della Terra: imperocché se, stando fermo il Sole, la Terra non si rivolgesse in se stessa, ma solo avesse il movimento annuo intorno al Sole, il nostro anno non sarebbe altro che un giorno ed una notte, cioè sei mesi di giorno e sei mesi di notte, com’altra volta s’è detto. Vedete poi quanto acconciamente vien levato dall’universo il precipitosissimo moto delle 24 ore, e come le stelle fisse, che sono tanti Soli, conforme al nostro Sole godono una perpetua quiete. Vedete in oltre quanta agevolezza si trovi in questo primo abbozzamento, per render le ragioni di apparenze tanto grandi ne’ corpi celesti.
Sagredo

Io la scorgo benissimo; ma sí come voi da questa simplicità raccogliete gran probabilità per la verità di cotal sistema, altri forse per l’opposito ne potrebbe far contrarie deduzioni, dubitando, non senza ragione, come, essendo tal costituzione antichissima de’ Pittagorici e tanto bene accomodata all’apparenze, abbia poi nel progresso di migliaia d’anni auto cosí pochi seguaci, e sia sin da Aristotile medesimo stata rifiutata, e doppo l’istesso Copernico vadia continuando nell’istessa fortuna.


Salviati

Se voi, signor Sagredo, vi foste alcuna volta abbattuto, sí com’io molte e molte volte incontrato mi sono, a sentir quali sorte di scempiezze bastano a render contumace ed impersuasibile il vulgo al prestar l’