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traportate di cielo in queste piú basse regioni in virtú de’ calcoli dell’autore prodotto dal signor Simplicio?
Salviati

Io mi messi iersera a legger i suoi progressi, e questa mattina ancora gli ho data un’altra scorsa, per veder pure se quel che mi pareva aver letto la sera, vi era scritto veramente, o se erano state mie larve e imaginazioni fantastiche della notte: ed in somma trovo con mio gran cordoglio esservi veramente scritto e stampato quello che per riputazion di questo filosofo non avrei voluto. Che e’ non conosca la vanità della sua impresa, non mi par possibile, sí perché l’è troppo scoperta, sí perché mi ricordo averlo sentito nominar con laude dall’Accademico amico nostro; parmi anco cosa troppo inverisimile che egli a compiacenza di altri si possa esser indotto ad aver in cosí poca stima la sua riputazione, ch’e’ si sia indotto a far pubblica un’opera, della quale non poteva attenderne altro che biasimo appresso gl’intelligenti.


Sagredo

Soggiugnete che saranno assai manco che un per cento, a ragguaglio di quelli che lo celebrerranno ed esalteranno sopra tutti i maggiori intelligenti che sieno o sieno stati già mai. Uno che abbia saputo sostener la peripatetica inalterabilità del cielo contro a una schiera d’astronomi, e che, per lor maggior vergogna, gli abbia atterrati con le lor proprie armi! E che volete che possano quattro o sei per provincia, che scorgano le sue leggierezze, contro a gl’innumerabili che, non sendo atti a poterle scoprire né comprendere, se ne vanno presi alle grida, e tanto piú gli applaudono quanto manco l’intendono? Aggiugnete che anco quei pochi che intendono, si asterranno di dar risposta a scritture tanto basse e nulla concludenti; e ciò con gran ragione, perché per gl’intendenti non ce n’è bisogno, e per quelli che non intendono è fatica buttata via.


Salviati

Il piú proporzionato gastigo al lor demerito sarebbe veramente il silenzio, se non fusser altre ragioni per le quali è forse quasi