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mi converrebbe alzar la testa, e secondo ch’ella venisse calando, mi bisognerebbe abbassarla, ed in somma muover continuamente o quella o gli occhi, secondando il suo moto.



Salviati

Ora avete data la vera risposta. Voi conoscete dunque la quiete di quel sasso, mentre senza muover punto l’occhio ve lo vedete sempre avanti, e conoscete ch’ei si muove, quando, per non lo perder di vista, vi convien muover l’organo della vista, cioè l’occhio. Adunque, tuttavoltaché senza muover mai l’occhio voi vi vedeste continuamente un oggetto nell’istesso aspetto, sempre lo giudichereste immobile.


Simplicio

Credo che cosí bisognasse necessariamente.


Salviati

Figuratevi ora d’esser in una nave, e d’aver fissato l’occhio alla punta dell’antenna: credete voi che, perché la nave si muovesse anco velocissimamente, vi bisognasse muover l’occhio per mantener la vista sempre alla punta dell’antenna e seguitare il suo moto?


Simplicio

Son sicuro che non bisognerebbe far mutazion nessuna, e che non solo la vista, ma quando io v’avessi drizzato la mira d’un archibuso, mai per qualsivoglia moto della nave non mi bisognerebbe muoverla un pelo per mantenervela aggiustata.


Salviati

E questo avviene perché il moto che conferisce la nave all’antenna, lo conferisce anche a voi ed al vostro occhio, sí che non vi convien muoverlo punto per rimirar la cima dell’antenna; ed in conseguenza ella vi apparisce immobile. [E tanto è che il raggio della vista vadia dall'occhio all'antenna, quanto se una corda fusse legata tra due termini della nave: ora, cento corde sono a diversi termini fermate, e negli stessi posti si conservano, muovasi la nave o stia ferma.]

Ora trasferite questo discorso alla vertigine della Terra ed al sasso posto in cima della torre, nel quale voi non potete discernere il moto, perché quel movimento che bisogna per seguirlo, l’avete voi comunemente con lui dalla Terra, né vi convien muover l’occhio; quando poi gli sopraggiugne il moto all’ingiú, che è suo particolare, e non vostro, e che si mescola co ’l circolare, la parte del circolare che è comune della pietra e dell’occhio, continua d’esser impercettibile, e solo si fa sensibile il retto, perché