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Replicherà l’autore, che se ’l Copernico fa muovere una parte dell’aria inferiore solamente, mancando di cotal moto la superiore, non potrà render ragione, come quell’aria quieta sia per poter condur seco i medesimi gravi e fargli secondare il moto della Terra.


Salviati

Il Copernico dirà che questa propension naturale de i corpi elementari di seguire il moto terrestre ha una limitata sfera, fuor della quale cesserebbe tal naturale inclinazione; oltreché, come ho detto, non è l’aria quella che porta seco i mobili, i quali, sendo separati dalla Terra, seguano il suo moto; sí che cascano tutte le instanze che questo autor produce per provar che l’aria può non cagionar cotali effetti.


Simplicio

Come dunque ciò non sia, bisognerà dire che tali effetti dependano da principio interno; contro alla qual posizione oboriuntur dificillimæ, immo inextricabiles, quæstiones secundæ,(7) che sono le seguenti: Principium illud internum vel est accidens, vel substantia: si primum, quale nam illud? nam qualitas loco motiva circum hactenus nulla videtur esse agnita. (8)


Salviati

Come non si ha notizia di alcuna? non ci sono queste, che muovon intorno tutte queste elementari materie, insieme con la Terra? Vedete come quest’autore suppon per vero quello ch’è in quistione.


Simplicio

Ei dice che ciò non si vede, e parmi che abbia ragione in questo.


Salviati

Non si vede da noi, perché andiamo in volta insieme con loro.


Simplicio

Sentite l’altra instanza: Quæ etiam si esset, quomodo tamen inveniretur in rebus tam contrariis? in igne ut in aqua? in aëre ut in terra? in viventibus ut in anima carentibus?(9)


Salviati

Posto per ora che l’acqua e il fuoco sien contrarii, come anche l’aria e la terra (che pur ci sarebbe da dire assai), il piú che da questo ne possa seguire, sarà che ad essi non possono esser comuni i moti che tra loro sien contrarii, sí che, verbigrazia, il moto in su, che naturalmente compete al fuoco, non possa competere all’acqua, ma che, sí come essa è per natura contraria al fuoco, cosí a lei convenga quel moto che è contrario al moto del fuoco, che sarà il moto deorsum: ma il moto circolare, che non è contrario né al sursum né al deorsum, anzi che si può mescolare con amendue, come il medesimo Aristotile afferma, perché non potrà egualmente competere a i gravi ed a i leggieri? I moti poi che non posson esser comuni a i