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Pagina:Le opere di Galileo Galilei VII.djvu/24

16 avvertimento.

scriveva questa lettera, il Nostro aveva già letta l’opera del professore parigino; e possiamo credere ch’egli stendesse allora certe Note per il Morino, delle quali è pervenuto sino a noi l’autografo. Consiste questo in un quadernetto, appartenente alla Biblioteca Nazionale di Firenze e legato in calce all’esemplare della Solutio che già fu di Galileo e che porta oggi la segnatura B. A. 5. P. 1, n. 121: a pag. 2 di quest’esemplare è pure scritta, di mano del Nostro, una postilla; e di fronte ai passi a cui si riferiscono le Note del quadernetto, si veggono dei segni marginali di richiamo, pur dovuti a Galileo e che si ripetono alcune volte di fronte alle Note stesse, e talora altri segni grafici men che onesti, traducibili in epiteti di scherno triviali accoccati all’avversario; i quali segni accompagnano anche altri passi che non sono presi in considerazione nelle Note.

Per riguardo unicamente a queste Note noi abbiamo dovuto dar luogo nella nostra edizione al libro del Morin: siccome però la Solutio contradice in generale al sistema Copernicano, ma non ad alcuna opera di Galileo, il quale vi è appena ricordato poche volte2, e meno che mai al Dialogo sopra i due massimi sistemi, che è posteriore alla scrittura Moriniana, e d’altra parte i passi di questa su’ quali il Nostro fermò la sua attenzione sono, relativamente, assai pochi; così credemmo sufficiente presentare al lettore alcuni estratti della Solutio3, coi quali non intendiamo in nessun modo di darne un’idea compiuta, che questo non apparteneva all’ufficio nostro, ma abbracciamo, con larghezza bastante perchè possano essere capiti, i luoghi da Galileo postillati sia con le Note, sia anche soltanto con quei segni fallici a cui accennavamo poco fa4. A questi estratti facciamo seguire

    scrive: «cum... DD. Gassendus et Deodatus, tiri et mei amici, me monuissent, te magnum pro Telluris motu moliri opus, quod forte iam typis mandatum esset, dixi illis me alterum typis mandasse pro Telluris quiete, novis rationibus instructum, quas ante libri tui editionem perpendere moleste minime ferres; unde meam Famosi illius Problematis Solutionem tibi fore transmittendam rati, primum exemplar, nequidem absolutum, illis dedi in eum finem: quod tamen (ut postea didici) non prius accepisti, quam tui Dialogi doctissimi in lucem prodiissent, indeque non panini dolui». E in un’altra dello stesso Morin a Galileo, in data del 4 aprile 1635 (Mss. Gal., Par. IV, T. V, car. 32): «Utinam vidisses Solutìonem meam ante Dialogorum tuorum editionem». Nell’opera poi Responsio pro Telluris quiete od Iacobi Lansbergii Doctoris Malici Apologiam pro Telluris motu, Parisiis ecc. M.DC. XXXIV, pag. 54, il Morin scrive: «Primum exemplar mei libri adversus Terrae motum missum fuit D. Galilaeo, illo nequidem integre impresso, id nempe effiagitantibus charissimo D. Gassendo et D. Deodato, utrisque Galilaeo necessitudine devinctis, ut, quia, vulgaribus spretis rationibus, novas pro Telluris quiete attuleram, Galilaeus, illis visis, mature sibi consuleret ante sui libri publicam editionem, quod ego etiam peroptabam. Tardius vero quam par esset ad illum pervenit mea Solutio, indeque doluit, ut testatus est litteris ad D. Gassendum postea scriptis mihique ostensis; quibus aiebat, quod si ante sui libri editionem meum vidisset, honorificam in ipso fecisset mei mentionem».

  1. Quest’esemplare presenta alcune particolarità bibliografiche, che devono forse la loro ragione all’essere stato spedito a Galileo prima che l’edizione fosse pubblicata. Il frontespizio, che abbiamo riprodotto a pag. 549, è alquanto diverso da quello degli esemplari comuni, citato poco fa; altre differenze sono nelle ultime pagine del volume. Noteremo pure che nel frontespizio di altre copie della Solutio il luogo e la data di stampa sono coperti con un cartellino incollato, su cui è stampato: «Parisiis, apud Petrum Menard, via Veteris Enodationis, iuxta terminum Pontis D. Michaelis, sub signo Boni Pastoris, M. DC LVII»: l’edizione però è sempre quella del 1631.
  2. Pag. 15: «ut explicat [Kepplerus] in appendice ex Trutinatore Galilaei». Pag. 20: «ingenue coufessus est [Kepplerus] in appendice ex Trutinatore Galilei». Pag. 56: «Porro, quod in suae sententiae confirmationem Kepplerus, Galilaeus, Campanella et alii dicunt, Lunae globum eiusdem esse naturae cum Terra hac». Mentre il nome di Galileo comparisce così di raro, e per incidenza, nella Solutio, è invece un fatto curioso che il «manuscriptum viri equidem ingeniosi, in quo innominatus author duplicem causam affert fluxus et refluxus aequoris», da cui il Morin riferisce, per combatterli, alcuni argomenti a pag. 57 e seg. e a pag. 66 e seg. (nei passi che riportiamo in parte a pag. 557, lin. 29 e seg., e a pag. 558, lin. 24 e seg., di questo volume), altro non sia che il Discorso del flusso e reflusso del mare di Galileo: cfr. quei passi col Discorso del flusso ecc., nel vol. l’della presente edizione, pag. 381 e seg. e pag. 393 e seg.: anzi la figura a pag. 58 della Solutio riproduce quella che è nel Discorso a pag. 382.
  3. Conforme a quello che abbiamo fatto nei volumi precedenti, stampiamo in caratteri spazieggiati quei luoghi che furono sottolineati da Galileo. Correggiamo poi, a pag. 553, lin. 10, Terra, che si legge nell’edizione originale, in Terrae; alla stessa pagina, lin. 33, date in dante, a pag. 555, lin. 20, infinitae in infinite; a pag. 560, lin. 34, effectant in affectant.
  4. Cotali segni accompagnano i passi che pubblichiamo a pag. 549, lin. 15-18, a pag. 550, lin. 23 e seg.